Il vestito per la prima Comunione

La prima comunione è un momento importante nella vita spirituale del cristiano cattolico. Il cristiano credente e praticante non si pone molte domande di “estetica” sulla scelta del vestito per il “comunicando” o sul tipo di festa o sul numero degli invitati: la Chiesa presuppone che chi si accosta ai sacramenti abbia svolto un percorso di fede e un “catechismo” che abbia aiutato a squarciare il velo della superficialità per andare al cuore delle questioni. Tuttavia, è noto che molti genitori cristiani prestano poca attenzione all’essenza del sacramento al quale si avvicinano i propri figli e curano molto gli aspetti esteriori, quasi in competizione con gli altri genitori. Per molti anni, durante le celebrazioni della Prima Eucarestia si è assistito a “sfilate” di bambine in abiti da “sposina”, da “damina”, “monacali”, bambini vestiti come dei piccoli manager o “preti” in fasce o casual chic, fin quando è giunta la pratica diffusa di far indossare una semplice tunica, sollevando – anche questa scelta – delle “critiche” e dei malumori. Ma qual è il senso del vestito per la prima comunione?

La scelta del vestito per la Prima Comunione

La fine di aprile e il mese di maggio sono i mesi delle comunioni a Roma. Nella maggior parte delle parrocchie della capitale e quasi tutte suggeriscono di adottare come vestito per la Prima Comunione, la tunica bianca (diversa da quella dei ministranti o chierichetti) per due motivi:

  • La tunica bianca nella sua semplicità, senza ricami e applicazioni o orli colorati, richiama l’identità battesimale e la veste bianca di chi nasce a vita nuova;

  • La tunica garantisce uniformità tra i ragazzi ed evita disparità di spese tra le famiglie.

 

Se da un lato l’idea della “divisa” può far storcere il naso, dall’altro serve a identificare l’uguaglianza di tutti i figli di Dio al suo cospetto. Altri potrebbero obiettare che indipendentemente dal vestito, il sacramento non perde il suo valore né è una diminutio al cospetto della divinità: tuttavia il simbolo della veste e soprattutto il “cambiare” vestito rispetto alla quotidianità simboleggia il passaggio da uno status all’altro, tra un “prima” e un “dopo”, così come la vestizione sacerdotale segna il passaggio alla vita religiosa, l’abito degli sposi segna il passaggio alla vita coniugale, la prima Eucaristia il passaggio dallo status di battezzati a quello di testimoni attivi del mistero della transustanziazione.

A prescindere dalle opinioni sul vestito della prima comunione, l’importante è che i genitori seguano le indicazioni fornite dalla propria Parrocchia, che improntino l’evento sulla semplicità e nel rispetto della personalità del figlio/a, che evitino di sfoggiare il proprio senso estetico di “festa” con acconciature e trucchi inappropriati per dei pre-adolescenti, attenendosi sempre alle indicazioni di sobrietà fornite dalla propria parrocchia. È uno “stile” di vita che dovrebbe essere mantenuto anche al di fuori del contesto ecclesiale e mantenuto nel tempo, ma un passaggio così importante merita di essere celebrato anche con una adeguata e divertente festa “laica”… e nella capitale non mancano certo le location per allestire magnifiche feste per comunioni Roma.