Le indagini termografiche

Le indagini termografiche

Tra le indagini non distruttive, le prove termografiche si rivelano particolarmente utili per l’individuazione di elementi non a vista all’interno di strutture in muratura e in calcestruzzo.

La termocamera è una particolare telecamera, sensibile alla radiazione infrarossa, capace di ottenere immagini termografiche, in base alla diversa risposta ad un flusso di calore uniforme, sia esso l’irraggiamento solare oppure il riscaldamento artificiale, dei materiali indagati. Infatti, il trasferimento del calore in una struttura viene condizionato essenzialmente da tre fattori: la geometria, le proprietà termofisiche dei materiali e le condizioni al contorno. L’analisi si basa sull’identificazione delle variazioni del flusso di calore: i cambiamenti del flusso termico causano differenze di temperatura localizzate nella superficie del materiale indagato, permettendo così di individuare le discontinuità all’interno del materiale, come ad esempio la presenza di una struttura interna superficie indagata. Attraverso un rilevatore ad infrarosso, vengono registrate le diverse temperature raggiunte dai vari elementi presenti in una struttura e viene restituita, senza necessità di contatto, una serie temporale di mappe termiche (termogrammi). Oltre la non invasività, tra i principali vantaggi della termografia si sottolinea la rapidità nei tempi d’esecuzione dell’indagine e l’elevata quantità di informazioni acquisite.

La prova termografica è quindi una delle prime indagini che si consiglia di eseguire nell’ambito della diagnostica strutturale, in quanto permette di individuare la posizione e la dimensione degli elementi dove sarà necessario concentrare altre indagini. È quindi necessario ricorrere contestualmente ad indagini distruttive e semi distruttive complementari alle indagini termografiche, in modo da acquisire informazioni quantitative oltre che qualitative.

Esistono tuttavia delle limitazioni sulle potenzialità di indagine, determinate dalla profondità di indagine (la capacità di penetrazione dell’ispezione si limita ad uno strato limitatamente sottile) e dalla presenza di “rumore” nella misura, come ad esempio la presenza di micro-variazioni non rilevanti ai fini dell’indagine (si pensi agli alveoli di una muratura in mattoni forati), oltre alla difficoltà di ricreare una stimolazione termica efficiente, uniforme e rapida.

Tra le principali applicazioni della termografia in edilizia, oltre all’analisi energetica (individuazione dei ponti termici di una struttura, e di aree a rischio di condensa superficiale), vi è la diagnostica delle strutture nascoste (ad esempio la presenza di pilastri o archi all’interno di setti in muratura e l’individuazione di discontinuità di materiale), l’individuazione di reti impiantistiche e tecnologiche (canne fumarie, tubazioni, canali elettrici, pluviali, reti idrauliche), l’individuazione di macchie di umidità, di infiltrazioni d’acqua piovana e di perdite d’acqua da tubature, la caratterizzazione di distacchi di rivestimenti come ad esempio gli affreschi, la ricerca di fessurazioni e lesioni anche non superficiali. Negli edifici in muratura in particolare, di cui nella maggior parte dei casi sono andate perdute le tracce delle fasi evolutive, l’indagine termografica permette di evidenziare la presenza di catene e tiranti non visibili ad occhio nudo, ma fondamentali per comprendere i meccanismi di funzionamento della struttura in esame. Un’altra importante applicazione riguarda la verifica della geometria e dello stato di conservazione dei solai in laterocemento: è possibile individuare l’orditura e l’interasse dei travetti, verificare la presenza di fessurazioni e fenomeni di distacco dell’intonaco e del fondello (sfondellamento). In quest’ultimo caso è consigliabile integrare l’analisi termografica con la battitura manuale dell’intradosso del solaio.