Il banchetto funebre in epoca romana pre-cristiana

Il banchetto funebre in epoca romana pre-cristiana

La commemorazione dei defunti è una pratica molto antica; sono stati rinvenuti segni di una sorta di ritualità nelle sepolture fin dal rinvenimento dei primi ominidi. Nelle civiltà antiche più evolute – come quella etrusca, greca e romana – si possono individuare elementi di una vera e propria tradizione funeraria; il epoca romana si potrebbe quasi parlare di autentiche onoranze funebri a Roma con tanto di banchetto funebre – anticipatore del refrigerium di epoca cristiana – tali da far invidia alle contemporanee agenzie funebri, come la Cattolica San Lorenzo, proprio a Roma.

Il banchetto funebre dell’antica Roma

La tradizione del banchetto funebre in epoca pre-cristiana è evidente nelle necropoli che testimoniano una struttura architettonica tombale “condizionata” e appositamente adeguata alla ritualità. Ne sono una testimonianza evidente le necropoli di Ostia e Porto, nei cui sepolcreti si attesta la presenza di letti triclinari – utilizzati per mangiare – sia all’interno che all’esterno dei monumenti funebri e funzionali al banchetto. In particolare, nella Necropoli di Porto (località Isola Sacra) sono stati trovati sedili e letti in muratura disposti simmetricamente all’ingresso che avevano la funzione di mensæ, ne è prova il rinvenimento di vasellami contenenti resti di cibo e tracce di bruciato. Nei monumenti funebri più grandi vi si trovano anche forni e pozzi. Nella necropoli di Ostia, invece – detta Liberti Claudii – sono ben conservati pozzi e strutture destinati ai cibi, così come dei veri e propri angoli cottura: cronologicamente siamo collocati nel II secolo a. C.; ad Ostia sono ben visibili degli arredi in muratura e dei dispositivi utilizzati per “alimentare” il morto come per esempio dei tubi in terracotta, o anfore tagliate o due coppe unite a formare un condotto in direzione della testa del defunto in modo da introdurre liquidi e libagioni all’interno del sepolcro. Nella Necropoli di Isola Sacra, i condotti sono addirittura posti ai quattro angoli della struttura funebre a nutrire simbolicamente la terra che accoglieva le spoglie mortali o anche le ceneri.

Come si svolgeva il rito funebre nell’antica Roma

All’inizio e alla fine del periodo di lutto, è noto – grazie agli scritti rinvenuti – che presso la tomba si svolgevano tre riti:

  • Il seppellimento;

  • Il sacrificio di un maiale;

  • Il banchetto funerario.

Il sacrificio serviva come auspicio per il defunto nel trapasso  all’al di là, mentre il banchetto o silicernium serviva come strumento di purificazione per la famiglia colpita dal lutto: le carni erano riservate ai viventi, mentre il sangue delle vittime sacrificali veniva deposto sulla pira. Nove giorni dopo, si svolgeva la cena novemdialis, in cui la famiglia purificata dopo nove giorni di lutto e silenzio, ritorna alla vita sociale.

Tra i riti riservati al culto dei defunti, legati al banchetto, si citano anche i parentalia che si svolgevano nel periodo compreso e identificato attualmente tra il 13 e il 21 febbraio, una sorta di Ognissanti che si concludeva il 22 febbraio con la festa detta carestia, un banchetto dedicato ai defunti della famiglia. Altri momenti conviviali legati alle ricorrenze dei defunti era in occasione del dies natalis – il giorno di nascita – del defunto.

Oltre ai resti archeologici e alle iscrizioni che alludono alla celebrazione di banchetti funerari, nonché alle fonti letterarie, vi è anche l’arte figurativa a commento di questi riti: uno degli elementi più ricorrenti è la raffigurazione del defunto che banchetta da solo o in coppia, semi-sdraiato sul triclinio servito da uno dei parenti, da un domestico e da un animale. Il significato del defunto banchettante è l’auspicio di un riposo eterno nella gioia del convitto divino.

Post Comment